I nuovi travestiti

pp. 28

Uscita: Marzo 2018

 

Postafazione: Giovanni Tesio
Nota al testo: Roberto Cicala
Sovraccoperta d’artista: Claudio Granaroli

 

Stampato in 300 copie numerate più 10 copie d’artista

libro

Il libro perfetto per

chi ama lo spirito critico, per chi non si allinea ed esce dal conformismo confrontandosi, anche duramente, con chi ha scelto posizioni fintamente contro.

costo

30,00€

Disponibile

copertina

In copertina

“Paesaggio inquieto” - Claudio Granaroli, 2018

autore

Autore

Sebastiano Vassalli è tra i più noti e riconosciuti scrittori degli ultimi decenni. Dopo aver esaurito la fase più propriamente sperimentale, dagli anni Ottanta, pubblica i libri che gli hanno dato notorietà, tra cui “La Chimera”.

descrizione

Descrizione

Testo introvabile del 1969, è pubblicato dall’Editore De Piante grazie all’aiuto di Roberto Cicala e alla cura di Giovanni Tesio. Autore, a ragione, tra i più noti della nostra letteratura recente, Sebastiano Vassalli (1941-2015) ha in dote una invidiabile verve da polemista. Nel marzo 1969, sul “foglio bimestrale di poesia e scienze affini” Ant Ed – che sta, provocatoriamente, per anti editoria – lo scrittore pluripremiato de La chimera, pubblica un testo corrosivo che incendia il mondo della cultura italica. I nuovi travestiti – questo il titolo dell’invettiva, recuperata dal Centro Novarese di Studi Letterari-Archivio Vassalli – ha la prepotenza swiftiana di una pernacchia e di un pugno. I ‘travestiti’, in fondo, sono i lacchè del politicamente corretto, i voltagabbana, i professionisti della ‘contestazione’, determinati a percorrere una “infrenabile e irresistibile ascesa su per le scale gerarchiche, verso le seggiole, le cattedre, i troni, i seggi, gli scanni, tutto può giovare… Le università, i circoli culturali ‘di sinistra’, gli edifici costosi della ‘top direction’, le sedi dei partiti politici e dei settimanali per uomini, le case editrici, i teatrini alla moda ne sono pieni. I loro atteggiamenti sono puramente dettati dallo spirito di conservazione, questo è logico: sono i vecchi arnesi della paccottiglia di sempre, i re travicelli che non affonderanno mai”. Con spirito ‘bombarolo’, Vassalli, che pure ha appena pubblicato per un editore importante, Einaudi, Narcisso (1968; nella postfazione a I nuovi travestiti Giovanni Tesio ricostruisce la fortuna letteraria e l’edificio estetico di Vassalli all’epoca della composizione del testo), se la piglia con Jean-Paul Sartre (“vecchio zampettatore da sfilate protestatarie”), con il Sessantotto (“la lotta diviene così astratta, onninclusiva e inconcludente… in fondo, i rapporti di potere rimangono immutati: solo si richiedono maggiori doti sceniche”), con gli amici avanguardisti del Gruppo 63, rappresentati da una rivista, Quindici, che ha tradito gli intenti (“basava le proprie possibilità di sopravvivenza – anche economica – su alcuni ‘grossi’ nomi della paccottiglia di sempre, le cui attitudini mimiche e mimetiche erano già ben chiare, e non attendevano che l’occasione opportuna per manifestarsi”), con i criteri editoriali dell’epoca, viziati, proponendo una forma di virtuosa – e anarchica – ‘autogestione’ intesa a “scavalcare l’editore per appellarsi ai lettori, non influenzati dal ‘sistema’ e dalla pubblicità”. Questo Vassalli ‘contro’, arrabbiato e utopista, ha una freschezza imprevista. Quasi profetica.

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Ascolta l’emozionante estratto del libro letto per noi dall’attrice Erika Urban.

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Ma lo scrittore ha tutto il diritto di considerare il proprio lavoro come tale, cioè come lavoro.

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