
Scriveva durante la notte e non mangiava che pochissimo”. Gita a casa Tolstoj
Antonio Armano per Pangea News
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Poesie
chi preferisce le vite esagerate e vuole confrontarsi con una donna totale, finora inedita in Italia; per chi ama una poesia viscerale, di violenta onestà.
Disponibile
Christian Schad, Mezzo nudo (1929), Von der Heydt Museum, Wuppertal
Esagitata protagonista del primo Novecento, Nancy Cunard (1896-1965) fu anarchica, antifascista, editrice, pasionaria. Non si lasciò trattare da musa; la sua opera fu apprezzata, tra gli altri, da Ezra Pound, James Joyce ed Ernest Hemingway. Con la fine della Seconda guerra mondiale, il suo mondo – culturale e sociale – finì. Nancy Cunard iniziò quindi una vita di vasti vagabondaggi ed eccessi: spesso reclusa in ospedali psichiatrici, finì per dimenticarsi di sé. La trovarono dispersa, a Parigi, nel marzo del 1965: pesava venticinque chili, pura creatura di carta, residuo di un’altra era. Morì pochi giorni dopo.
Il problema di Nancy Cunard è la sua vita. Inclassificabile, indomita, tragica, ha finito per inghiottirne l’opera. Erede di una ricchissima famiglia di imprenditori navali, Nancy ha tenuto sotto scacco il secolo. Amata da Louis Aragon e Aldous Huxley, temuta da T.S. Eliot e W.H. Auden, adorava sottomettere gli intellettuali dell’epoca. Fu antifascista, anarchica, un’esteta della difesa dei diritti civili dei neri (un noto musicista jazz afroamericano fu, tra l’altro, il suo più acceso amante). A differenza di molti, tutto amò e tutto soffrì. Con la sua casa editrice, raffinatissima, la Hours Press, pubblicò i primi lavori di Samuel Beckett. Superba, fu eternata da Man Ray in fotografie di imperiale bellezza: impose la moda “barbarica”; amava i monili africani, i bracciali, ma vestiva da maschio, all’occorrenza. Ezra Pound la stimolò a perfezionare la scrittura: Parallax (pubblicato nel 1925 dalla casa editrice di Virginia Woolf) è tra i grandi poemi del secolo, micidiale controcanto alla Terra desolata dell’amico Eliot. Cantò il turbamento, la gioia, la solitudine. “Sfrenata sono stata, e sciocca, e impavida, / e ho amato a piene mani”, scrive. Ci vuole coraggio.
Per la prima volta in Italia, l’opera poetica della donna che ha sedotto il Novecento.


Antonio Armano per Pangea News

Paolo Mathlouthi per La Padania

Intervista redazione Pangea News

Emanuele Beluffi per il Giornale OFF
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