La letteratura da voltastomaco

Una polemica

pp. 88

Uscita: giugno 2022

 

 

Traduzione di Émil Ronìn

Introduzione a cura di Goffredo Fofi

libro

Il libro perfetto per

chi ama la letteratura al punto di metterla in discussione; per chi vuole essere sfidato e predilige le vette dell’intelligenza.

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16,00€

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In copertina

Cosmè Tura, Ritratto di un giovane uomo (1470 ca), The Metropolitan Museum of Art, New York

autore

Autore

Nato nel 1910, amico di André Breton, alieno alle mode letterarie dell’epoca, austero e australe, Julien Gracq ha scritto alcuni tra i romanzi più sorprendenti del secolo scorso, come La riva delle Sirti, Una finestra sul bosco, La penisola. Morto nel 2007, è onorato con un florilegio di aggettivi spesso contraddittori – “iconoclasta”, “eremita”, “estremista della forma”, “recluso dell’arte” –, che tracciano l’assoluta autonomia dello scrittore.
È considerato “l’ultimo dei classici” della letteratura francese.

descrizione

Descrizione

Sorprenderci, oggi, per il malcostume culturale, per l’incapacità da parte della letteratura di incidere nella Storia, di costruire storie credibili, per la protervia della macchina industriale che divora libri e autori, coltivati “in batteria”, fa quasi sorridere. Il sordido sistema della produzione editoriale in serie, che fa leva sulla vanità e sull’ingordigia dei cretini, la burocratica indecenza dei premi letterari è stata svelata con crudele eleganza da Julien Gracq in un saggio micidiale, che fece epoca e non lascia scampo, La Littérature à l’estomac (1950), qui proposto in nuova traduzione. Ritenuto “l’ultimo dei classici” francesi, definito, di volta in volta, iconoclasta, misantropo, austero creatore di mondi impossibili, autore di un’opera pionieristica che conta capolavori come Nel castello di Argol e La riva delle Sirti, Gracq stigmatizza l’ansia esibizionistica degli scrittori contemporanei, la malizia degli editori che rincorrono il “caso”, accecati dai bilanci e dalle statistiche, la generica stupidità dei lettori. Sfida, irrita, esalta, questo pamphlet, intriso di salutare ferocia. Fedele alla propria poetica, Gracq pubblicò sempre con il piccolo editore José Corti; quando lo onorarono con il premio Goncourt, preferì rifiutare. Non aspettava altro.

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Un saggio micidiale, che fece epoca e non lascia scampo.

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