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Ah! Mussolini!

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Il libro perfetto per

chi ama gli autori dallo sguardo pungente, divertente, ironico e indomito.

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“Number one” - Giovanni Maranghi, 2019

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Il Duca di Palma e Montechiaro, principe di Lampedusa è conosciuto da tutti per “Il Gattopardo”. Curiosamente anche Giuseppe Tomasi di Lampedusa morì ben lontano da casa, proprio come il protagonista della sua opera. Opera che per altro venne rifiutata numerose volte dai maggiori editori e fu pubblicata solo postuma, vincendo poi il Premio Strega nel 1959.

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Descrizione

I viaggi del più eccentrico dei flâneur, un vero “pescecane”, lo scrittore del “Gattopardo”. Trent’anni dopo avrebbe cominciato a scrivere uno dei grandi romanzi italiani del secolo, forse quello più rappresentativo, Il Gattopardo; allora, nel pieno degli anni Venti, Giuseppe Tomasi di Lampedusa era un nobile siciliano con il gusto per il viaggio, coltissimo, dallo sguardo rapace. Tra gli amici a cui l’eccentrico inviava le sue lettere – piccoli pezzi d’arte – spicca Massimo Erede, genovese, che aveva introdotto Tomasi di Lampedusa alla letteratura, in particolare tra i collaboratori della rivista “Le Opere e i Giorni”, bimestrale di rilievo – vi firmarono Riccardo Bacchelli, Eugenio Montale, Camillo Sbarbaro, tra gli altri – edito da Massimo Maria Martini. Nel fascio di lettere, finora inedite, scritte tra il 1925 e il 1927, c’è, in breve, tutto Tomasi di Lampedusa: l’osservatore sagace (“Non puoi immaginare che cosa è di vorticoso e di tremendo e di affascinante Londra. Un piacevolissimo inferno”; al contrario, “Mantova è davvero troppo malinconica”) e viscerale (“Dopo accurate osservazioni compiute a Londra, Bruxelles, Anversa e qui sono in grado di annunziarti gli immensi progressi della pederastia. Se continua di questo passo fra cento anni un uomo che avrà commercio carnale con una donna sarà un pezzo da museo”), il vagabondo inquieto che ama la letteratura inglese (accenna alle donne “eteree e irraggiungibili come quelle di cui parla il mio Yeats”), che è intriso d’ironia (“Ti auguro per il nuovo anno 200.000 lire di rendita mensile e 18 ragazze a tua disponibilità dai 10 ai 16 anni”), che si preoccupa dei propri articoli con corrosiva umiltà (“Non che io creda che i miei articoli valgano qualche cosa di più di un pacchetto di Macedonia…”) e del futuro dei versi del cugino, Lucio Piccolo, poeta di genio, scoperto qualche lustro dopo da Montale. Alcuni sketch hanno lo scintillio di un racconto (la lettera del luglio 1927 in cui annuncia una gita di “cinque giorni un castello del Galles, invitato a caccia!”, senza arma adatta…) e tracciano “la vera vita del pescecane” di uno scrittore straordinario.

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Ascolta l’emozionante estratto del libro letto per noi dall’attrice Erika Urban.

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Per conto mio sono di tendenze troppo vagabonde e di umore troppo mutevole per costringere una infelice creatura a tenere dietro alla mie fantasie.

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