Isaia

pp. 220

Uscita: febbraio 2024


Traduzione di Gian Ruggero Manzoni

libro

Il libro perfetto per

chi ama i testi assoluti, in grado di sconvolgere le proprie convinzioni; per chi non è di gusti tiepidi e rifiuta le mode imperanti, preferendo rivolgersi al “grande canone” della nostra civiltà.

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22,00€

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El Greco, San Girolamo erudito (1610 ca), The Metropolitan Museum of Art, New York

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Descrizione

Inizia e muore nel tradimento questo libro di fiamme e di onnipossenti cieli, fatto – si direbbe – per consolare mozzando la lingua. È un libro pieno di idolatri, di anatemi, di massacri; il premio offerto è raro (“Io mi adopero per ravvivare il cuore degli ultimi e per ridare speranza a chi è nel pianto”) ma salvifico: va custodito in questi tempi cattivi, con la cataratta. Isaia, formulario d’urla e rotolo iniziatico, come si sa, innesca l’ordigno sconvolgente che porta a Gesù: “la fanciulla appena divenuta donna concepirà e partorirà un figlio che chiamerà Emmanuele”. Secondo Guido Ceronetti, biblista eversivo, Isaia “è un punto di sospensione nel respiro del destino umano”. Scevra di esoterismi col Suv e di gnosi à la carte, la traduzione di Gian Ruggero Manzoni conferisce al profeta una lingua che dissotterra gli arcani e disintegra i tabù. Al contempo, riconosciamo in Isaia il precursore di Dante, di William Blake, di Rimbaud, rivediamo – in questa versione di brutale veemenza e di inattesa tenerezza – i film di Andrej Tarkovskij e i “miti di Cthulhu” di Lovecraft. Qui tutto è cannibale, tutto è innocente. Tramite il lavacro sacrificale (da leggere e rileggere il capitolo 53: “Si era erranti come pecore; ognuno di noi, sbrancato, seguiva una sua via, e l’Eterno ha proiettato su di lui le nostre perversioni”) il traditore rientra nella fede, al tradimento segue l’amore.

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Leggi l’estratto del libro

L’Eterno mi ha chiamato da quand’ero nel ventre di mia madre;
egli ha pronunciato il mio nome quando io non conoscevo ancora la luce.
Egli ha reso la mia bocca come spada affilata;
mi ha nascosto nell’ombra della sua mano; ha fatto di me una freccia aguzza”

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