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Caratteristica distintiva dei personaggi eccezionali è la loro capacità non solo di lasciare un segno nella storia, ma anche di riservare continue sorprese, rivelando nuovi aspetti del loro genio, a volte inaspettati. Quando si crede di conoscere tutto di un grande uomo del passato, in realtà c’è sempre qualcosa da scoprire, approfondire o studiare.
La figura di Giacomo Casanova, illustre personaggio settecentesco, è un caleidoscopio di sfumature: scrittore, polemista, saggista, irrefrenabile seduttore, grande avventuriero, ma anche storico e perfino spia. Amante della ricerca e della gioia, seppur spesso in fuga, Casanova si muove leggero per l’Europa coltivando diverse arti, anche se comunemente è associato soltanto a quella della seduzione, e a una vita ricca di eccessi. Rischia così di essere dimenticato il contributo che ha dato alla letteratura e alla cultura del suo tempo. Tra pochi giorni si celebreranno trecento anni dalla sua nascita, avvenuta a Venezia il 2 aprile 1725.
La vita di Casanova sembra quella del protagonista di un romanzo, più che di un uomo in carne e ossa. In effetti, leggere le sue memorie, narrate nell’autobiografia Storia della mia vita – il libro più desiderato e venduto dell’Ottocento –, coinvolge quanto leggere un testo d’avventura. Scritte tra il 1789 e il 1798, furono pubblicate postume, nel 1825, in una versione censurata. Furono poi inserite nell’Indice dei libri proibiti per un decreto della Congregazione di Roma nel 1834. Tradotte poi in tutto il mondo, furono curate in Italia da Piero Chiara in una versione che è un vero e proprio monumento editoriale.
Lo scrittore varesino – ingegnoso e ironico autore del Novecento – fu un appassionato studioso del grande viveur veneziano. Riusciva a vederlo come un suo “simile per certi aspetti, specialmente letterari”. L’interesse nacque negli anni Quaranta: all’epoca in cui Chiara lesse le Memorie e, in seguito, divenne “casanovista per amore della ricerca e per simpatia verso quell’altezzoso e qualche volta difficile personaggio che […] a duecento anni o quasi dalla morte, riesce ancora a farsi nominare come vivo in ogni parte del mondo”. Per Chiara, Casanova è il più straordinario narratore del Settecento europeo, e deve “trovare un posto preciso nella storia letteraria”. Le ricerche e gli studi accurati gli consentirono di affrontare con scientifica competenza la vita e le opere di Casanova e di curare numerosi lavori di divulgazione a partire dagli anni Sessanta.
Tra questi, la già nominata Storia della mia vita, edita integralmente per Mondadori in sette volumi tra il 1964 e il 1965 – e la successiva versione dell’83 in tre tomi realizzata con Federico Roncoroni – e anche, nel 1976, l’altra opera fortemente autobiografica e avventurosa dello scrittore veneziano, Storia della mia fuga dai Piombi, sempre per Mondadori. In questo testo Casanova intercetta due filoni narrativi moderni e di grande attualità: quello del racconto, o confessione, della propria vita – quasi contemporanei sono La vita di Cellini, Vita di Alfieri e Le confessioni di Rousseau – ma anche quello della fuga dal carcere, tema affrontato largamente nel 1800 e nella filmografia del ’900. Nell’immaginario popolare chi riesce a evadere assume lo stigma dell’eroe, del sovrannaturale, soprattutto quando l’incarcerazione giunge per motivazioni ideologiche e quasi sempre senza un’accusa precisa. Nasce la figura di chi si fa giustizia da sé, come avverrà ne Il conte di Montecristo di Alexandre Dumas.
Giacomo Casanova, in ogni caso, non fu solo un autore autobiografico, e l’importanza degli studi che si sono concentrati sulla sua figura sta proprio nell’affermare le poliedriche sfaccettature della sua penna – oltre che a quelle della sua persona. In occasione delle celebrazioni per l’importante anniversario della sua nascita, De Piante Editore pubblica le poesie del celebre avventuriero veneziano, scelte da Piero Chiara e raccolte per la prima volta in Italia in volume. Il titolo è Obbedisco all’amore, a cura di Francesca Boldrini e Stefano Feroci; la Prefazione è di Antonio Trampus.
Casanova poeta: non deve sorprendere questa sua vocazione. Nel corso dell’età dei Lumi, infatti, l’improvvisazione poetica veniva comunemente praticata, anche se in modo sfuggente, così come era consuetudine esercitarsi in diverse arti. Si può affermare che nel Settecento – secolo di cui Casanova fu protagonista e interprete – furono un po’ tutti poeti, o meglio dire rimatori. Trampus ricorda come da più di un secolo si cercasse di restituire il carattere di poeta al già complesso ritratto dello scrittore veneziano. Piero Chiara se ne era accorto presto, durante il suo percorso di studi e pubblicazioni sull’amato Casanova, quando si era ritrovato a leggere molti dei suoi versi – spesso in forma
manoscritta – e aveva maturato l’idea di un progetto editoriale che ne raccogliesse la produzione poetica. Il progetto di Chiara rimase sulla sua scrivania, venne costantemente arricchito, ma non fu mai realizzato, fino a oggi.
“Si potrebbe dire, anzi, che la poesia di Casanova segue percorsi irregolari e tortuosi allo stesso modo in cui irregolare e tortuosa è stata la sua vita. I suoi versi ci appaiono come una sua autobiografia, restia a essere messa in ordine, così come restio all’ordine fu sempre lui stesso. […] Francesca Boldrini e Stefano Feroci hanno messo in campo tutta la loro ben nota competenza ed esperienza negli studi sulla figura di Chiara e di Casanova: ne hanno ricavato un contributo originale, che non solo dà forma al progetto dello scrittore di Luino, ma ci restituisce due percorsi o destini singolarmente incrociati: la vita letteraria di Chiara si è intersecata continuamente con la figura di Casanova, del quale è divenuto uno dei massimi cantori nel Novecento italiano, e Casanova certamente avrebbe goduto di vedersi riconosciuto come poeta”.
Le poesie di Giacomo Casanova – poliedriche e vitali come il loro autore – sono composte da odi, sonetti, canzoni, ditirambi, madrigali. Per lo più occasionali, sono scritte in italiano, in veneziano e in francese: è così possibile ammirare l’abilità del compositore che si destreggia elegantemente tra diverse sfumature e usi della lingua. Il lessico ricco e sensuale è accompagnato da un sapiente uso della metafora e da immagini evocative. Esplorano temi come l’amore, il desiderio e la bellezza, ma contengono anche riflessioni sulla vita e sulla felicità. Esprimono la ricerca della gioia, di una vita ricca di emozioni, riecheggiano nella nostra mente come tesori di un tempo passato, in cui i banchetti e i belletti accompagnavano le grandi e moderne idee pronte a rivoluzionare la storia.
Dall’Ebano sonante Iraggia dolce armonia la mano industre; A nobil canto illustre Schiudasi il varco in si felice istante, E s’erga il mio pensiero Per grande impresa allo splendor del vero. Muse, che il crin fregiate Di glorioso, e d’immortale alloro, Che al Tebro il plettro d’oro Tempraste un giorno al venosino vate, Voi chiamo, e voi soltanto Chiaro alternate invidiabil canto. […]
[…] Intrepido, e forte Nel carro di Febo Per nuovo canale Il Newton con ale Di frale – mortale Ardito sen va. Settemplice luce Del raggio più puro Nel prisma contratto Diviso, ed infratto Attratto – refratto Mirare ci fa. Di questo universo, Che nuota ne’ spazj Con guida sicura Le leggi misura Figura – natura E celerità. […]
Adorabile dea, sottoscrivo il tuo editto; Ma lasciami la scelta della mia sorte atroce. Buon cristiano, confesso al guerriero il delitto. Contento io espierò, ma sulla santa croce.
In appendice al volume di De Piante si trovano dei contributi utili a una maggiore comprensione del poliglottismo casanoviano: perché scrivere i suoi componimenti anche in veneziano e in francese?
Occorre ricordare che il francese era, all’epoca, la lingua dell’alta diplomazia europea, e che Casanova scrisse anche le Memorie in francese (il titolo originale, prima della censura, era Mémoires de J. Casanova de Seingalt, écrits par lui-même). Lingua d’élite, ma anche dell’amore. Secondo Dominique Vibrac “[…] in francese, come protetto dalla differenza di lingua, può dare libero sfogo alla sua confidenza e lasciarsi andare un po’. E far parlare in lui l’amore in cui gli sconfinamenti non sono estranei: ‘Io sono l’amore, tremate, rispettate il ladro’. Non stiamo parlando di rapimento amoroso? È così che Giacomo non ha mai finito di stupirci. Casanova, sempre improbabile”
Enfants de l’amitié, ministres de la peur, Je suis l’amour, tremblez, respectez le voleur. Et toi, femme de Dieu, ne crains pas d’être mère Car si tu fais un fils, il se dira son père. S’il est dit cependant que tu veux te barrer Parle; je suis tout prêt, je me ferai châtrer. J’obeis a l’amour en te rendant hommage, Mon coeur est soumis a ses loix Quand ce Dieu veut parler un séduisant langage Camille, Il emprunte la voix. Par tes accens flatteurs il penetre les âmes, C’est par toi qu’il lance ses traits; Par l’eclat de tes yeux il fait briller ses flammes Il s’embellit par tes attraits. […]
Venezia, invece, era casa sua. Non si può pensare a Giacomo Casanova senza collegarlo alla romantica città lagunare (o a Parigi). Per Franco Ferrari Delfino è il veneziano la lingua in cui il poeta si esprime più liberamente, in cui è più a suo agio grazie al ritmo e ai suoni di questo particolare dialetto – in cui Casanova affronta anche un’audace traduzione dell’Iliade. Nella poesia Risposta – scrive Delfino – si può perfino individuare il suo testamento poetico.
Che siano lette in italiano, francese o veneziano, in ogni caso le poesie di Giacomo Casanova offrono uno sguardo affascinante sul suo modo di vedere il mondo e di affrontare la vita e le relazioni. Avventuriero del cuore e della mente, Casanova danza sulle labbra del tempo, invita a scoprire l’ignoto, a cantare la libertà – soprattutto – di essere sempre noi stessi.
Anna Taravella
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