Michele Ciacciofera

Michele Ciacciofera nasce a Nuoro il 15 marzo 1969 e si trasferisce sin dall’infanzia a Palermo. Parallelamente agli studi in scienze politiche, sociologia ed antropologia, frequenta nella città natale lo studio di Giovanni Antonio Sulas, artista e architetto sardo.

Attualmente vive e lavora a Parigi.

La pratica artistica di Ciacciofera spazia tra una vasta gamma di mediums: disegno, pittura, scultura, installazione, video, fotografia, suono.

Sin dall’inizio dell’attività, si dedica a un attento studio del rapporto tra l’uomo contemporaneo e la natura, esplorando tematiche come la memoria soprattutto archetipale, le relazioni sociali e l’universo dei sentimenti esaminati anche sotto il profilo antropologico. La sua opera si confronta con temi prima esistenziali poi più segnatamente politici e sociali, attraverso un linguaggio visivo complesso dalla forte valenza simbolica.

Alla fine degli anni Novanta, dopo frequenti periodi trascorsi in Marocco, prendendo spunto dalla lettura del saggio “Massa e Potere” di Elias Canetti, avvia una ricerca sul dinamismo delle masse, che diventa anche pretesto per approdare a nuovi cromatismi. Ne deriva un’ampia serie di opere dal titolo “Marrakech” esposte a partire dalla fine del 2002 in varie mostre personali in Italia e Francia.

La reciproca contaminazione tra il proprio linguaggio espressivo, la letteratura e la storia – concepita come presupposto interpretativo necessario per la contemporaneità – ha successivamente stimolato la sua reinterpretazione del tema del viaggio come momento meditativo, da cui il ciclo dedicato a J. W. Goethe esposto nel corso di due anni in Europa e USA.

L’elaborazione di eventi personali traumatici, lo hanno parallelamente portato ad affrontare alcuni temi della condizione umana: tortura e prigionia, melanconia oltre alle poetiche ecologiche rappresentate simbolicamente con grandi e desolate spiagge e deserti in cui l’assenza della forma umana diviene denuncia del rapporto, inesorabilmente conflittuale, tra uomo e natura.

Le tematiche del suo impegno più recente riguardano: l’indifferenza secondo la concezione gramsciana e il ruolo dell’arte di oggi; le convergenze culturali contemporanee nel Mediterraneo legate all’attualità del fenomeno migratorio; la rivisitazione della natura e dell’archeologia sotto il prisma della memoria collettiva in rapporto alle forme archetipiche. A ciò si lega l’attività espositiva più recente con le mostre personali di Edimburgo (Summerhall) e New York (20th Street Studio Project) dal titolo I hate the indifferent; Milano (Palazzo Chiesa) e Pechino (CAFA Museum) entrambi dal titolo Enchanted Nature Revisited e le collettive Nel Mezzo del Mezzo (Museo Riso, Palermo), What We Call Love: from Surrealism to Now (Irish Museum of Modern Art, Dublino) e J’ai rêvé le goût de la brique pilée (La Box – Ècole Nationale Supérieure d’Art, Bourges).

Nel 2015, Civitella Ranieri Foundation gli ha conferito la fellowship per Visual Arts.

Nel 2017 è presente alla 57ma Biennale d’Arte di Venezia “Viva Arte Viva”, e con una installazione sonora a Documenta 14 di Kassel/Atene.