Paolo Villaggio

Kafka? Qui siamo all’apice della piramide nevrotica

Un’intervista (1975)
La Biblioteca ideale del ragionier Fantozzi: Hemingway, Kafka, Borges e Musil.

I consigli di lettura del ragionier Ugo Fantozzi. L’intervista del 12 ottobre 1975, realizzata da Arturo Chiodi per la Radiotelevisione svizzera e finora inedita in volume, è straordinaria per diversi aspetti. Intanto, accade nell’anno in cui esce al cinema il primo “Fantozzi”, per la regia di Luciano Salce, che con sorpresa diventa un fenomeno ‘da botteghino’. Da qui, ribadita la fratellanza con il tragico ragioniere (“Io sono al 90% Fantozzi e per la restante parte un altro personaggio, Fracchia, anche lui nevrotico”), Villaggio, uomo dalla cultura multipla, improvvisa una lezione sull’arte dell’umorismo di aurea leggerezza, che tiene insieme Plauto, Mark Twain, Ennio Flaiano, Totò, De Filippo e Alberto Sordi, redigendo una specie di genealogia che sfocia nel “mondo di Fantozzi, cioè l’austerity improvvisa, l’inquietudine e, soprattutto, l’insicurezza per il futuro”. L’aspetto più affascinante e inatteso di questa intervista, però, sta nei ‘consigli di lettura’ propinati da Villaggio/Fantozzi. Lettore robusto fin da ragazzo (“Ho avuto una mania giovanile che è Hemingway… poi in quel periodo mi è piaciuto molto il mondo di Zelda e di Fitzgerald”), Villaggio – che è anche romanziere da riscoprire – costruisce lì per lì la sua biblioteca delle meraviglie. Gli autori immancabili e indimenticabili sullo scaffale si chiamano “Borges, un matematico che fa costruzioni quasi perfette”, Gabriel García Márquez, Bulgakov (“la sua opera Il maestro e Margherita è la più poderosa, incredibile e straordinaria satira dello stalinismo”), Franz Kafka, Robert Musil (“Vi consiglio di leggere Musil, ma leggetelo con attenzione perché c’è tutto”), insieme a fatali scoperte come il “quasi sconosciuto pianista uruguaiano che si chiama Felisberto Hernández”. La letteratura è l’unica salvezza per capire, ieri come oggi, “una società che è invivibile”, stritolata, in Italia, dal delirio di onnipotenza della burocrazia (il “burosauro” lo chiama Villaggio), dove Fantozzi assurge al valore di un comico Dioniso.

Dalla Postfazione di Steve della Casa:
Forse la chiave di tutta la personalità di Paolo Villaggio è racchiusa in quell’aggettivo – “tragico” – per la cui presenza nel titolo del suo best seller l’attore genovese ingaggiò una dura battaglia, raccontata in questa bella intervista. Come è ovvio – e come lui stesso ci dice, mostrando una famigliarità con i grandi classici veramente interessante – la “tragicità” era una componente fondamentale nella tradizione della commedia dell’arte. Però scorreva come un fiume carsico sotto le opere di Scarpetta e prima ancora di Goldoni e degli altri creatori. Non era un aspetto esibito, volutamente messo sotto gli occhi di tutti i possibili fruitori.


Assaggio di lettura

Autore: Paolo Villaggio

Copertina d’artista: Ugo Nespolo

Rassegna stampa:

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