Leonardo Sciascia

Nessuno è felice: tranne i prosperosi imbecilli

Le lettere a un giovane poeta di Leonardo Sciascia. Colme di candido cinismo (“L’infelicità è una condizione necessaria all’intelligenza”).

Leonardo Sciascia esordisce come poeta: nel 1950 con le prose poetiche Le favole della dittatura e nel 1952 con la raccolta di poesie La Sicilia, il suo cuore. Entrambi i libri escono per l’editore romano Bardi, che il futuro autore del Giorno della civetta consiglia all’amico di una vita, Stefano Vilardo, poeta pure lui, conosciuto al liceo di Caltanissetta, con un consueto cenno di cinismo: “Quando avrai denaro da buttar via, come io ne ho avuto per le Favole… io posso agevolarti l’ingresso presso Bardi e poi scriverti una recensione”. Sciascia è più vecchio di un anno di Vilardo, e ne è acuto e inflessibile maestro: sarà il suo testimone di nozze, nel 1953, ne incoraggia gli esperimenti lirici (“A proposito delle poesie ti dirò che sempre più mi piacciono”), lo bacchetta (“In quanto alla tua poesia, con la mia consueta brutalità, ti dico che non mi va”), infine, battezza l’esordio dell’amico, nel 1954, con la raccolta I primi fuochi: “Vilardo possiede un avvertitissimo gusto, una sensibilità nuova della parola”, scriverà Sciascia sul Gazzettino di Sicilia. La raccolta di lettere, finora inedite, tra Leonardo Sciascia e Stefano Vilardo, dal 1940 al 1957, testimonia gli esordi del grande scrittore, inquieto, eccentrico (“Mi avvio decisamente verso la critica: e sono giunto ad una maturità e vigilatezza che meraviglia me stesso”, scrive Sciascia nel 1944), e la crescita dell’amico poeta, che arriverà ai grandi editori (nel 1977, con Garzanti, pubblica Tutti dicono Germania Germania; nel 1990, con Sellerio, stampa il primo romanzo, Una sorta di violenza). Sono anni decisivi per Sciascia: nel 1948 si uccide il fratello Giuseppe, nel 1957 muore il padre; nel frattempo si precisa il suo legame con Luigi Pirandello (nel 1953 pubblica Pirandello e il pirandellismo), nel 1956 pubblica Le parrocchie di Regalpetra, due anni dopo l’approdo in Einaudi, con Gli zii di Sicilia e l’avvio di una vicenda intellettuale nota, sontuosa, coi toni della polemica e della contraddizione. Le lettere a Vilardo sono, allo stesso modo, un trattatello di poetica, pieno di arguzia (“Scegliere una parola e farla poesia è più faticoso di un qualunque lavoro normale”; “Saccheggia, svuota, piega il vocabolario: soltanto così dominerai il sentimento. Anche la poesia è una tecnica, suprema, sfuggente, miracolosa – ma tecnica”), una specie di raccolta di ‘lettere al giovane poeta’, ma anche un acido pamphlet ricco di geniali cattiverie: verso il pubblico dei lettori e degli editori (“Ti consiglierei, ove potrai, di pubblicare: il buono piacerà ai pochi. Il brutto piacerà ai più”) o allargandosi a clamorose dimensioni esistenziali (“Nessuno è felice: tranne i prosperosi imbecilli. L’infelicità è una condizione necessaria all’intelligenza”).

Dalla Postfazione di Beppe Benvenuto e Giancarlo Macaluso:

“Il piccolo epistolario che proponiamo, racconta di una colleganza intima che supera il tempo e scavalla allegramente le differenti ‘fortune’ dei contraenti. Sciascia e Vilardo, è noto, conoscono destini non proprio sovrapponibili. Il racalmutese si afferma come un intellò di livello continentale, un operatore culturale di vertice. Vilardo resta invece più in disparte. Pubblica a sua volta libri di cui si parla e presso editori nazionali; ma il suo respiro rimane perlopiù confinato nella dimensione isolana. Anche in politica i nostri dioscuri sperimentano percorsi differenti. Sciascia è decisamente un radical, per molto tempo quasi un “compagno di strada” del piccì, Vilardo è invece contiguo al mondo cattolico. Eppure queste distanze non intaccano affatto il sodalizio”.


Assaggio di lettura

Autore: Leonardo Sciascia

Copertina d’artista: Ferdinando Scianna

Rassegna stampa: Giornale di Sicilia – 12 Settembre 2018

Angelo Crespi, Cristina Toffolo, De Piante Editore, Ferdinando Scianna, Idea regalo, Leonardo Sciascia, Luigi Mascheroni, pochi libri per pochi

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