Giuseppe Tomasi di Lampedusa

Ah! Mussolini!

I viaggi del più eccentrico dei flâneur, un vero “pescecane”, lo scrittore del “Gattopardo”.

Trent’anni dopo avrebbe cominciato a scrivere uno dei grandi romanzi italiani del secolo, forse quello più rappresentativo, Il Gattopardo; allora, nel pieno degli anni Venti, Giuseppe Tomasi di Lampedusa era un nobile siciliano con il gusto per il viaggio, coltissimo, dallo sguardo rapace. Tra gli amici a cui l’eccentrico inviava le sue lettere – piccoli pezzi d’arte – spicca Massimo Erede, genovese, che aveva introdotto Tomasi di Lampedusa alla letteratura, in particolare tra i collaboratori della rivista “Le Opere e i Giorni”, bimestrale di rilievo – vi firmarono Riccardo Bacchelli, Eugenio Montale, Camillo Sbarbaro, tra gli altri – edito da Massimo Maria Martini. Nel fascio di lettere, finora inedite, scritte tra il 1925 e il 1927, c’è, in breve, tutto Tomasi di Lampedusa: l’osservatore sagace (“Non puoi immaginare che cosa è di vorticoso e di tremendo e di affascinante Londra. Un piacevolissimo inferno”; al contrario, “Mantova è davvero troppo malinconica”) e viscerale (“Dopo accurate osservazioni compiute a Londra, Bruxelles, Anversa e qui sono in grado di annunziarti gli immensi progressi della pederastia. Se continua di questo passo fra cento anni un uomo che avrà commercio carnale con una donna sarà un pezzo da museo”), il vagabondo inquieto che ama la letteratura inglese (accenna alle donne “eteree e irraggiungibili come quelle di cui parla il mio Yeats”), che è intriso d’ironia (“Ti auguro per il nuovo anno 200.000 lire di rendita mensile e 18 ragazze a tua disponibilità dai 10 ai 16 anni”), che si preoccupa dei propri articoli con corrosiva umiltà (“Non che io creda che i miei articoli valgano qualche cosa di più di un pacchetto di Macedonia…”) e del futuro dei versi del cugino, Lucio Piccolo, poeta di genio, scoperto qualche lustro dopo da Montale. Alcuni sketch hanno lo scintillio di un racconto (la lettera del luglio 1927 in cui annuncia una gita di “cinque giorni un castello del Galles, invitato a caccia!”, senza arma adatta…) e tracciano “la vera vita del pescecane” di uno scrittore straordinario.

Dalla Postfazione di Gioacchino Lanza Tomasi:
Nel 1925 Giuseppe Tomasi di Lampedusa arriva il 27 maggio all’ambasciata italiana di Londra, allora in Grosvenor Square 20, dove è ospite di suo zio, l’ambasciatore Pietro Tomasi della Torretta. Lo stesso giorno avvia una corrispondenza con i cugini Piccolo di Calanovella: Giovanna, Casimiro e Lucio, allora residenti in Contrada Vina di Capo d’Orlando. Contemporaneamente comincia un rapporto epistolare anche con un suo amico genovese, Massimo Erede, al quale scriverà fino al luglio 1927: questo gruppo di lettere e cartoline – fino a oggi inedite in Italia – furono rinvenute dalla nipote di Massimo, Ilaria Erede, e utilizzate in una sua tesi di laurea nel 2009. Da queste lettere si evince che Massimo Erede aveva avuto un ruolo determinante nell’introdurre l’amico Giuseppe nel mondo delle Lettere.


Assaggio di lettura

Autore: Giuseppe Tomasi di Lampedusa

Copertina d’artista: Giovanni Maranghi

Rassegna stampa:

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