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Lo scrittore Guido Morselli – nato a Bologna a Ferragosto 1912, morto suicida a Varese nel cuore della calda notte tra il 31 luglio e il primo agosto 1973 – aveva scelto un verdeggiante paese di provincia e il poggio di Santa Trinità a Gavirate come suo buon ritiro.
Aveva costruito una piccola casetta, intonacata di rosa, ai margini di un bosco prealpino, la celebre Casina Rosa, dove aveva scritto migliaia di pagine di romanzi, tragicamente pubblicati postumi. Andava a cavallo e coltivava la vite con cui aveva prodotto persino un vino pregiato: Vino del Sasso di Gavirate. Scriveva romanzi e lettere a macchina (con il “macchinone”, la sua Olivetti M20) da recapitare al Comune per lamentarsi dei rumori, della sagra del paese, della musica, che si contrapponevano all’amato silenzio. “La natura è una musica alla quale gli uomini sono quasi sempre sordi”, annotava infatti nel suo diario.
Nel paese di Gavirate aveva tessuto una rete di conoscenze, aveva saputo costruirsi un personaggio, “il Signor Morselli” era, infatti, conosciuto da tutti. Non altrettanto avvenne nel mondo letterario, dove in vita venne confinato ai margini di cenacoli letterari chiusi a doppia mandata; la sua fu una produzione insomma ridotta al silenzio. Nessuno lo conosceva, lo riconosceva come scrittore. La consacrazione del “Gattopardo del Nord” avvenne a un anno dalla morte in una gestazione editoriale all’incontrario. Nel 1974, Roma senza papa inaugurò il caso Morselli, con la casa editrice Adelphi, che pubblicò, nel volgere di pochi anni, la produzione narrativa di una vita.
Oggi con l’opera Gli ultimi eroi (curata da Giorgio Galetto, Fabio Pierangeli e Linda Terziroli), pubblicata da Il Saggiatore, si torna a riflettere sulla vita e sulla produzione di Guido Morselli: lo scrittore postumo e senza destinatari ci interroga di nuovo, con la sua prosa finissima, con i suoi ritratti attuali benché scritti oltre mezzo secolo fa, di un’Italia che stava cambiando sotto ai suoi vigili occhi. Un’opera che è una raccolta di molte prove narrative scritte nell’arco di una vita, dagli anni ’40 ai primissimi anni ’70. Vedono finalmente la luce i soggetti e le sceneggiature che aveva pensato persino per il cinema. Guido Morselli si cimenta, attraverso forme diverse, con i suoi temi di sempre, la storia, la politica, l’amore, ovviamente nelle forme della distopia, dell’ucronia.
Ne parliamo con Giorgio Galetto, studioso dell’autore varesino, che da anni ormai si dedica a Guido Morselli.
“Il complesso di questa raccolta testimonia la varietà di interessi e generi con cui lo scrittore si misura e cimenta: cinema e teatro, ambiti coltivati assiduamente negli anni, come ci dicono le carte, conservate a Pavia, e le datazioni delle stesse; queste opere, insieme ai racconti brevi, ripropongono i suoi temi preferiti e ricorrenti: la riscrittura della Storia nel Cesare e i pirati e in Cose d’Italia, dove Morselli presenta rispettivamente un Cesare novello Enea, scisso tra le sirene della passione amorosa e gli officia del grande condottiero, e un duce schiavo del fascino femminile, ritraendo il crollo dei veri interessi che smuovono gli italiani: le case chiuse e il calcioscommesse. Tra le sceneggiature spicca l’attenzione per la contemporaneità e i temi del lavoro e delle dipendenze, nello spaccato esistenziale dalle reminiscenze neorealiste di Linzago-Brianza, mentre l’incompiuto Il Redentore affronta il grande tema, assillante per Morselli, del significato del Male nel mondo”.
“I racconti sono caratterizzati dalla consistente presenza di figure femminili, protagoniste e spesso voci narranti degli stessi. Il Morselli sociologo di Brave Borghesi si ripropone qui, facendo emergere la personalità forte di Clelia, protagonista del racconto intensissimo Diphteria, divisa tra l’impegno politico e il ruolo di madre, la sommessa crisi coniugale della narratrice di Ho dirottato sul guardrail, le perplessità sessuali della protagonista di Sono sana, l’ironico ritratto del marito della voce narrante di Amsterdamer per Natale, le difficoltà di integrazione sociale-sentimentale della emigrata siciliana al nord di Addio Piero. Solo per citarne alcune, ma tutte sono caratterizzate da un forte carattere, una personalità definita e un’autonomia di pensiero, prima che economica e sentimentale. Uno spaccato curioso e inedito degli anni del boom economico, dal punto di vista femminile”.
Linda Terziroli
Dal tesoro degli inediti di Guido Morselli, De Piante ha pubblicato Il grande incontro – quello segreto, e diabolico, tra Pio XII e Stalin. Il gran khan sovietico propone al Santo Padre un’alleanza demoniaca, dal nitore apocalittico, tra Russia e Vaticano. Il racconto, scritto probabilmente tra il 1955 e il 1956, è un corrosivo j’accuse contro lo stalinismo, vera e propria “religione di stato”.
Il testo è riprodotto in una raffinata plaquette curata e introdotta da Linda Terziroli.
La plaquette, in tiratura limitata numerata e rilegata a mano, fa parte della collana “Pochi libri per pochi”, dedicata ai testi inediti del Novecento italiano, con sovraccoperte curate dai maggiori artisti contemporanei. Il progetto vuole far convergere artisti e artigiani della parola, pittori e poeti, secondo la formula che ha fatto grande la letteratura occidentale del secolo scorso. La sovraccoperta di questa plaquette è stata curata da Barbara Nahmad. Dell’opera di copertina sono state prodotte 10 stampe fine art numerate in numero romano, di cui sono ancora disponibili alcune copie.
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